La Storia

🌲 La Leggenda delle Porticine degli Gnomi di Pergine

Si racconta che, molti secoli fa, quando i boschi del Lagorai si spingevano quasi fino al cuore di Pergine, nelle notti senza luna si potevano udire piccoli passi, leggeri come zoccoletti di legno sul selciato.

Erano i Gnomi del Fersina, antichi spiriti delle miniere e dei torrenti, nati dalla polvere d’argento che un tempo brillava nelle vene della montagna. Non amavano farsi vedere: lavoravano di notte, quando il paese dormiva.

I minatori li rispettavano e lasciavano davanti alle gallerie qualche briciola di pane, perché si diceva che gli gnomi aiutassero chi aveva mani oneste e cuore gentile. Ma chi osava entrare nelle miniere senza salutare la montagna, o gettava via i doni del bosco, vedeva gli gnomi sparire, portando con sé la buona sorte.

In un periodo difficile per la città, gli abitanti ebbero una sorpresa: ai piedi di alcuni muri apparvero minuscole porticine di legno, alte appena una spanna, passaggi magici che collegavano le case degli gnomi, nascoste tra le radici degli alberi, con il centro del paese. Dalla fessura usciva un profumo di resina e terra bagnata.

Si dice che i passaggi si aprano solo a notte fonda, quando non c’è in giro nessuno, e che gli gnomi li usino per spostarsi silenziosi, portando con sé la magia del bosco. Di tanto in tanto lasciano un segno: una piuma, una pigna lucente, una letterina minuscola o una moneta antica.

Le porticine non si trovano facilmente: appaiono solo dove regnano silenzio, gentilezza e curiosità. C’è chi dice di averne vista una lungo il Fersina, chi giura di averla trovata sotto un balcone del centro storico, e chi proprio davanti a una vecchia bottega illuminata da una lanterna. Ma nessuno sa quante siano in tutto.

Ogni volta che una porticina viene scoperta, si ne dice che una nuova si apra altrove, per ricordare agli uomini che i piccoli spiriti della valle vegliano ancora su chi sa guardare con meraviglia.

Ogni inverno, i bambini di Pergine possono scrivere una letterina agli gnomi: non per chiedere doni, ma per affidare un pensiero gentile o un desiderio per il mondo. Gli gnomi, nella notte più lunga dell’anno, leggono le parole e le portano sotto la montagna, dove diventano piccole scintille d’argento, che poi aiutano la valle a rifiorire in primavera.